La fine giustifica i mezzi


“La fine giustifica i mezzi” è l’album d’esordio de Il Terzo Istante, trio alternative rock torinese, in uscita il 25 marzo 2016. Un lavoro che rispetto ai tre precedenti ep, che hanno segnato i primi passi della band nel mondo della discografia, è più potente dal punto di vista dell’impatto sonoro e più aderente alla dimensione live della band, con testi che ruotano intorno al significato e all’idea di “fine”. Un lavoro che va affrontato con una certa predisposizione all’ascolto, che va compreso e lasciato permeare così come si fa con quei libri ai quali ci si ritrova a pensare qualche giorno dopo aver finito di leggerli.

Il disco si apre con una delle sue tracce più dirette, Uccidimi, tra potenti riff di chitarra che paiono citare un certo punk inglese e tastiere dissonanti, che si inseguono fino a fondersi in un ritornello a presa rapida. La tracklist prosegue alternando momenti più aggressivi ad altri più dilatati, con Il blues del latte versato che vede la collaborazione di Paolo Parpaglione (Bluebleaters, Africa Unite) al sax, e Fenice, forse il brano più “tirato” del disco, in cui la voce di Lorenzo De Masi si alterna a quella di Sabino Pace (Belli Cosi, Titor), storico rappresentante della scena punk-hardcore torinese degli anni ’90. La parte centrale del disco alterna momenti più intimi e sinfonici (Due fuochi, Le cose importanti) a tracce che uniscono soluzioni stoner a echi di memoria “battistiana” (La strada che ti porta indietro). C’è spazio anche per un interludio distensivo (39,8°), realizzato in collaborazione con il gruppo vocale CollaVoce, prima di tornare alle sonorità più scure e potenti di Tu non riuscirai, brano in 5/4 in cui chitarre e tastiere si sfidano sostenute da una batteria che tiene le redini del pezzo e lo conduce ad un finale che sembra un rompicapo. Siamo giunti al termine e Il Terzo Istante sceglie il suo brano più morbido, Lucido, per accompagnarci in fondo al disco, miscelando le atmosfere “nordiche” di inizio brano ad un finale caldo, in cui le tastiere vibrate fendono un tappetto sonoro carico di groove che si propaga idealmente al di là della fine naturale del lavoro.


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