Sognatore Sveglio


A tre anni dal primo ep, il 21 Settembre 2018 è uscito su tutte le più importanti piattaforme digitali il nuovo album de Il Volo di Colin. Sognatore Sveglio è un concept album che racconta la vita, le storie e gli stati d’animo di un musicista talentuoso, che scopre come la follia non è altro che la normalità che ha raggiunto la perfezione.

La band oggi è composta da Max Arigoni (voce e autore testi), Paolo Pallotto (chitarre, composizione), Alessandro Salis (chitarre), Renato Segatori (basso), Bruno Sermonti (batteria). Li abbiamo intervistati.
Tre anni fa avete pubblicato il primo ep, ma immagino che il lavoro su “Sognatore sveglio” sia stato di tutt’altro impatto. Potete raccontare qualcosa delle lavorazioni del disco?

L’ep uscito tre anni fa è stato frutto di un lavoro di studio sul tipo di musica che volevamo proporre. Una sorta di test conoscitivo fra di noi che venivamo da esperienze diverse. E’ stato insomma propedeutico all’amalgamarci musicalmente come band.

Sognatore sveglio è nato avendo bene in mente che tipo di rotta musicale intraprendere e con una concezione di suono più consapevole. Questo concept è stato un bellissimo viaggio partito da un’idea di fondo che poi si è sviluppata quasi come un racconto, una sceneggiatura di un film.

Di aneddoti ce ne sono molteplici ma una piccola curiosità la vogliamo svelare. La traccia madre dell’album è Henry ed è, ironia della sorte, il primo brano che abbiamo realizzato e con il quale abbiamo iniziato questa collaborazione che dura ormai sei anni. È stato inserito in questo album e non nell’ep perché all’epoca ritenevamo fosse una canzone ancora incompiuta. Dopo anni l’abbiamo rivista anche stravolta migliorandola a tal punto da diventare la chiave di questo concept, il suo incipit.

Come nasce il racconto/concept alla base del disco?

L’idea era quella di raccontare una storia come nella più congeniale tradizione progressive.
Sull’idea pensiamo di aver risposto esaurientemente già nella prima domanda: Henry, pianista, racconta la sue vicissitudini.

Non nascondete l’amore per il progressive anni 70. In particolare, quali gruppi e quali album vi hanno influenzato di più?

Della tradizione prog anni 70 siamo concordi tutti nel citare Genesis, Yes, Pink Floyd, King Crimson, Van der Graaf Generator e in Italia Banco e PFM. Ognuno di noi però ha avuto una formazione e un influenza diversa. Siamo concordi tutti nel ritenere Selling England by the pound uno dei più begli album mai realizzati.

Come nasce “Cammino in equilibrio”, che è anche il momento del disco in cui il protagonista incontra le prime difficoltà?

Cammino in equilibrio è una canzone che definiamo un concept nel concept, cioè e un brano che vive di diversi momenti e descrive i vari stadi emotivi del protagonista. In principio non avevamo dato molto credito al brano poi con un costante lavoro di arrangiamento da parte di tutti ne siamo rimasti piacevolmente sorpresi.

Infatti, nata prima la parte musicale grazie a un’intuizione di Paolo, il pezzo si sviluppa in tutte le sue parti sospinto dal testo di Max , ispirato dalle sensazioni dell’arrangiamento che la canzone suggerisce.

Sulla vostra pagina Facebook avete una foto introduttiva che vi ritrae in concerto, perciò immagino che diate molta importanza alla dimensione live: che cosa si può aspettare chi viene a vedervi dal vivo?

Suonare dal vivo, insieme alla fase creativa, rappresenta il doni più bello che un musicista possa avere. Come un giocatore che si allena e poi dà tutto nella partita più importante della sua vita, il musicista si alimenta con i live, con il pubblico cercando di trasmettere emozioni e ricevendone altrettante dalla gente che ascolta.

In questo scambio si possono avvertire diverse sensazioni a volte positive a volte negative, ma fa parte del gioco. La nostra musica nasce per essere ‘ascoltata’ con orecchio attento perche è secondo noi un mix equilibrato di musicalità unita a una lirica d’autore. Non mancano comunque momenti scanzonati ma è essenzialmente una musica che vuole lanciare dei messaggi emozionando. Speriamo arrivino a destinazione.

Recensione scritta da Fabio Alcini