Un labile tepore


Questo disco di debutto stupisce non solo per le abilità compositive di Valerio Cinque, la cui destrezza ricorda spesso i grandi della storia musicale italiana. Le prestazioni di tutti i musicisti e tecnici aiutano a rendere questo disco una gemma da scoprire a tutti i costi.

Un’intro strumentale-parlata ci dà un assaggio dell’atmosfera di nostalgia che caratterizzerà l’intero album.

La title track è una ballata eterea che ci immerge nella ricerca di un amore perduto e nella speranza di ritrovarlo, seppure per un breve istante. Le sue eleganti melodie ricordano i migliori momenti di Fabio Concato.

Segue “Nella Mia Umanità”, una sofferta resa dei conti cantata da Giulia Mastria con fervore.

“L’identità” inizia come una ballata incantata per poi aprirsi in una verve avventurosa a cui si aggiunge la voce di Giulia, per un crescendo eseguito alla perfezione.

Arriva poi “Mondo di Veglia”, una traccia rock che di nuovo mescola ottimamente le due voci.

“Volare Via” è la ballata della speranza, in cui Giulia trascina una tenera, orecchiabile melodia verso uno zenith rock cantato da Valerio.

Segue “Su di una Costa Deserta”, una perla giocosa e sognante degna del miglior Lucio Battisti, ma scritta da Valerio Cinque, come tutte le altre canzoni qui.

La pietra miliare del disco è forse “Nel Turbinio”, un folk-rock incalzante che rammenta le collaborazioni tra De André e De Gregori.

Torna poi la meravigliosa voce di Giulia che ci trasmette i buoni auspici de “La Legge del Miracolo”, una ballata al pianoforte che assume poi sonorità sud-americane per un brano allo stesso tempo fremente e gioioso.

Un’outro strumentale-parlata ci fa svegliare dal sogno, facendoci chiedere quanti altri assi vincenti ha Valerio Cinque nella sua manica.

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