L’estate del ’78


Marco Di Stefano si approccia al pianoforte in tenera età inseguendo il suo istinto compositivo e iniziando da li un percorso decennale di studi di tecnica pianistica e composizione orchestrale con tre distinti maestri quali Giovanni D’Aquila a Palermo, Adriano Guarnieri a Bologna e Luc Brewaeys a Bruxelles. Il suo stile è semplice, strutturato e narrativo. Ogni sua composizione nasce per raccontare una storia e questa sua predisposizione verso la musica narrativa lo porta a collaborazioni artistiche con pittori, fotografi e scrittori, alla ricerca del perfetto connubio fra opera musicale e arte.

L’estate del ’78 (Blue Spiral Records) è la sua ultima fatica discografica e non si discosta da questo aspetto, consta infatti di una raccolta di preziose miniature pianistiche dal carattere melodico e minimal ispirate al romanzo che porta il medesimo titolo dello scrittore Roberto Alajmo (Sellerio).
Un album sicuramente ricco di ricerca e invenzione, composizioni strutturate e suonate con sapiente maestria, non solo con tecnica e abilità ma anche con gusto e ricerca estetica, dalle forme alle armonie.
Sobrietà, asciuttezza capace d’impreziosire i passaggi accordali o arpeggiati, i tocchi coloristici, le pulsazioni segrete ben condotte della sua musica: ecco le qualità del compositore Marco Di Stefano.
Spesso queste composizioni, di pregevole fattura compositiva, si aprono su un tessuto di accompagnamento ripetitivo della mano sinistra lasciando il compito melodico alla mano destra, composizioni che restano a lungo nell’anima come “Vigilia”, “Il sorriso e l’assenza” o “Basta (che?)”.
Questo album sembra essere un disco “in bianco e nero” se visto da lontano…per poi scoprire d’incanto quanto sia ricco di mille colori e di infinite sfumature se ci avviciniamo un poco. Con notevole maturità di espressione Di Stefano ha ricreato la varietà degli umori che sottende il romanzo omonimo di Roberto Alajmo.
“Prima o poi” conclude questo viaggio emotivo. Un brano che sembra essere il corollario e una riflessione sull’intera vicenda del romanzo. I gesti del pianoforte sono sicuramente classici, distribuiti in modo convenzionale ma mai banale, in ogni sua caratteristica, così da far risuonare in modo speciale anche semplici melodie o arpeggi. Un viaggio rassicurante in territori di consolidata e piacevole armonia.
Un disco soave che di certo non lascia indifferente l’ascoltatore, ma che lo emoziona ad ogni ascolto.

Tracklist:
1. Vigilia
2. Basta (Che)
3. L’ultima volta di ogni cosa
4. Il sorriso e l’assenza
5. Ho scelto io il momento
6. Intermezzo
7. La Corsa
8. Via Marturano
9. Il talento di Elena
10. Prima o poi

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