ANEMONES – Augustine


Atre anni dal precedente Grief and Desire, Augustine si scosta dal Dream Pop per raggiungere nel nuovo album – prodotto da Fabio Ripanucci con la collaborazione di Daniele Rotella presso La Cura Dischi di Perugia – sonorità più vicine al Dark Folk. Le atmosfere dense e cupe ricalcano le tematiche del disco, dove la cantautrice veste simbolicamente i panni della dea latina dell’oltretomba, per compiere un viaggio introspettivo, un simbolico precipitare nell’Ade, una morte psicologica con le sue piccole rinascite. Lo spunto autobiografico intimamente sofferto viene trasceso fino a toccare realtà occulte, più profonde ed insondabili.

Mentre Pagan – quasi una danza macabra – ben rappresenta l’andamento generale del disco, Anemones ne svela l’altra faccia, aprendo lo scenario ad un fugace sprazzo di luce, dove immagini e melodie ritrovano una dimensione eterea, seppur sempre velata di profonda malinconia. La figura della dea è posta nella sua dualità di dea degli inferi e dea legata alla primavera e alle messi: morte e rinascita, due temi chiave dell’intero album.Anemonesè il culmine della stagione di rinascita. Secondo il mito, gli anemoni sono fiori nati dal sangue del morente Adone, amato da Proserpina; da qui, il significato simbolico che gli anemoni hanno acquisito nel tempo e che il brano esprime: abbandono. Il nome deriva dal greco antico e significa “fiore del vento” ed il vento è presente nella traccia come suggestione dell’effimero. Augustine è qui una creatura leggiadra, un’apparizione perfettamente incongrua nei gesti quotidiani che compie, rispetto allo scenario naturalistico che la accoglie. La giornata si apre e si chiude in una perfetta solitudine, come la precedente e la successiva – o forse come nessuna, intrappolata in un sogno ricorrente – consegnando pensieri, parole ed amore, la musica stessa, a nient’altro che il vento.

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