Non mi mento tanto bene


Qualcuno direbbe che il primo album di un artista è sempre il migliore, ma vi assicuriamo che non è sempre così. Non abbiamo la controprova per paragonare la produzione di esordio della Roulette le fou, ma questo “Non mi mento tanto bene” ha catturato da subito la nostra attenzione, sarà per il titolo dell’opera o anche per quelli delle canzoni, molto riflessivi, ma le aspettative non sono state delusel. Al primo ascolto già molto orecchiabile, soprattutto maturo e ben strutturato, sorprendente sia dal punto di vista musicale che per quanto riguarda i testi. Si ascolta con molta leggerezza e questo è un pregio che dobbiamo riconoscere.
Alcune canzoni ricordano il più recente Cremonini, altre sembrano uscite da un album dei Coldplay. A tratti ci è sembrato di ascoltare le chitarre dei Daft Punk, altre volte un cantautorato fine e profondo che non disdegna il tocco elettronico che la musica di oggi richiede. Insomma con le dovute proporzioni c’è una buona dose di Pop e quanto basta di indie e rock.

Il solo di “Canzone d’ascensore” lascia senza fiato per qualche secondo, di sicura ispirazione pinkfloidiana, mentre il testo de “La Guerra metaforica” è una vera e propria chicca, canzone che meriterebbe senza ombra di dubbio un passaggio radiofonico di larga scala. “Nasi freddi” stupisce per la sottile vena romantica in tempo di ribellione, “La stazione di cartone” invece è sicuramente solo il punto di partenza per questo duo proveniente dalla città delle Streghe, che merita di essere seguito con più attenzione.
Da menzionare la brillante produzione di Fiorenzo Serino.
In generale un disco che ci è molto piaciuto, da aggiungere alla playlist Spotify e perché no, da acquistare ad un loro live.


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