Elizabeth The Second


Gli Elizabeth The Second nascono a Padova nei primi mesi del 2018 per puro caso. La voglia di ritornare a suonare assieme tra Ben e Mickey, amici di vecchia data, e l’incontro con Luca ad una festa risultano essere la formula magica per la formazione della band che si riassume in un power trio, per un genere che non richiede altro. Iniziano a Dicembre 2018 la scrittura e produzione di materiale inedito che verrà pubblicato nell’EP “Two Margaritas at The Fifty Five”, un viaggio tra sonorità impulsive e condite da un comparto melodico accattivante. Il tutto è registrato all’Hypnoise Recording Studio sotto l’attenta supervisione dell’ingegnere del suono Filippo Galvanelli e Masterizzato da Giovanni Versari alla Maestà Mastering Studio (Muse, Afterhours, Verdena, Calibro 35, Nic Cester) L’EP proposto vuole essere un chiaro riferimento a tutto ciò che è stato essenziale e musicalmente formativo per i tre.

Forti le influenze anni ’90 e 2000 presentate assieme ad una vena che ricorda gruppi arcinoti come The Stone Roses o The Clash. Un risultato insomma che rispecchia appieno le contaminazioni dei tre, qualcosa che nasce dall’interno e che necessita di essere concretizzato, espresso. Punk, Grunge, Indie Rock, Brit Pop assieme ad una chiara miscela di Rock seminale dal sapore Britannico caratterizzato da una vena d’oltre oceano zeppa di contaminazioni anni 90’. Chitarre potenti, suoni grezzi e ben marcati dalle valvole sature ed incandescenti di amplificatori, il tutto amalgamato da un comparto ritmico incalzante, a volte al limite del danzereccio. I testi parlano di tutto ciò che è ispirazione per la band, dall’esperienza quotidiana a qualcosa che vale la pena di essere raccontato fino allo sfogo più impulsivo e recondito trasformato in un flusso di coscienza.
“No One Cares” è il primo brano e singolo scelto per rappresentare l’EP. Una traccia importante dal punto di vista sonoro e che mischia il gusto classico del Garage Rock ad accenni Punk/Grunge, il tutto marcato dalla voce bollente del frontman Ben Moro che si destreggia tra parti delicate e urla graffianti. Un pezzo ritmicamente martellante e dall’atmosfera vintage , assolutamente perfetto come colonna sonora per una serata Londinese, magari tra i sobborghi di Camden Town.


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