La timidezza delle chiome


Esce venerdì 5 Giugno, “La Timidezza delle Chiome” (Junkfish Records), nuovo disco del cantautore Andrea Fabiano.

Guardando un bosco dal basso verso l’alto si ha la percezione che le fronde degli alberi, non toccandosi le une con le altre, siano come dei tasselli di un mosaico.
Questo fenomeno – rappresentato anche nell’illustrazione di copertina – è stato definito proprio “timidezza delle chiome o timidezza della corona” dal botanico francese Francis Hallé nel 1938.
Non si sa precisamente come mai questo accada: forse per ridurre i danni meccanici causati dal vento, o per consentire il passaggio della luce necessaria per le altre piante che crescono ai loro piedi o, altra ipotesi, per impedire la proliferazione di parassiti dannosi per gli alberi stessi. Un modo quindi per rispettare se stessi e gli altri, per sopravvivere.
Una strategia che la società individualista ha sempre messo in atto ma solo al tempo del Covid-19 ha assunto lo spirito di solidarietà che caratterizza le piante.
Per questo, anche se il disco è stato scritto in tempi non sospetti, risulta ancora più attuale.

Andrea Fabiano in questo suo lavoro indaga il concetto di timidezza da cui è sempre stato affascinato, non considerandola mai come una forma di paura ma piuttosto come la scelta gentile di vivere i rapporti con discrezione.
Questo esordio discografico può definirsi introverso nelle sue sonorità ma deciso nelle parole: è lo sguardo del cantautore su un mondo che ha confuso il concetto di “distanza”.

“La timidezza delle chiome” è composto da sette canzoni: tre di queste raccontano il desiderio del distacco, altre tre invece quello di vicinanza e al centro si trova la title track che rappresenta idealmente lo spazio che si crea tra questi due bisogni.
Il risultato è un disco intimista, dalle sonorità minimali e dai testi decisamente autobiografici che catturano l’anima.

Il primo singolo estratto è il brano “Un luogo altro”, unico brano non autobiografico del disco e nasce ispirandosi al libro “L’atlante dell’invisibile” (Mondadori) dello scrittore e amico novarese Alessandro Barbaglia.
“In macchina, tornando da un reading fatto insieme, Alessandro mi racconta l’inizio di una storia, quella de “L’atlante dell’invisibile”, suo nuovo libro su cui sta lavorando. C’era una musicalità prepotente in quel titolo. Mi è venuto spontaneo pronunciarlo 4 o 5 volte, pensare alle poche cose che mi aveva raccontato e una canzone onirica ha iniziato a prendere forma.
Piccole grandi magie dell’invisibile che ci gira intorno” racconta Fabiano.

Ad accompagnare la canzone, il videoclip – diretto da Alessandro Di Natale – racconta di un viaggio onirico in un luogo in cui tutto è possibile, in cui l’unica direzione da perseguire è quella del sogno.

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